Valeria Pecora - Mimma - Le Sognatrici

Un tè e una chiacchierata con Valeria Pecora

UN TÈ E UNA CHIACCHIERATA

L’intervista di questo mese a una donna dai grandi sogni ci porta fra le pagine di un libro: siamo liete di parlare con la scrittrice Valeria Pecora.

Di origine sardo-sicula, Valeria è un’autrice dalla scrittura accattivante. Trentacinquenne con una laurea in Storia dell’arte è al suo secondo romanzo.

La nostra chiacchierata con Valeria Pecora si è svolta sorseggiando un buon tè aromatizzato e gustando qualche dolce.

 

Parlare di libri e di donne richiede la giusta atmosfera!

Valeria è una donna solare e spontanea, che ama parlare senza risparmiarsi, raccontando di sé e della sua visione del mondo. È stato un piacere trascorrere un pomeriggio con lei, approfondire temi a noi cari e ascoltare il suo punto di vista.

Mimma, il suo ultimo libro, è una storia che attraversa i decenni, descrivendo la vita della protagonista dalla giovinezza fino all’età matura. Una scrittura asciutta, che non fa sconti. Un lavoro schietto che pone il lettore di fronte alla dura realtà del fascismo, alle decisioni che uomini e donne hanno dovuto prendere per conservare la propria integrità o semplicemente per riuscire a superare quegli anni se non indenni, almeno ancora vivi.

La storia si snoda così fino a vedere i protagonisti perdersi, ritrovarsi, cambiare. E se le donne sono i pilastri di questa storia, gli uomini accompagnano e colgono sfumature che presentano al lettore quasi con pudore.

Vincitore della quindicesima edizione del primo premio Antonio Gramsci, nella sezione lingua italiana per inediti, Mimma (ed. La Zattera), racconta un territorio geografico, quello delle miniere in Sardegna, ma anche quello dell’anima.

Descrive in maniera puntuale la durezza di una vita fatta di sacrifici in cui l’amore – in tutte le sue forme – riesce a inserirsi e diventare colonna portante della storia.

 

Valeria, scrittrice che sceglie la sua strada in maniera risoluta, decisa.

Valeria ha scelto di dare alla sua Mimma la possibilità di essere letta e di capire quale fosse la sua strada, partecipando a vari concorsi. La partecipazione al Premio Gramsci è stata una scelta ponderata, quindi, all’interno di un percorso che Valeria ha scelto di fare per dare voce alla sua scrittura.

L’unica cosa che mi ero ripromessa era quella di non entrare nelle trappole dell’editoria a pagamento. Credo molto nella scrittura, credo che una persona debba essere testarda. Ho inviato il mio primo libro a tanti editori, piccoli e grandi. Finalmente arrivò la prima proposta di una casa editrice pugliese: avevo già realizzato un grande sogno

Per il suo secondo libro sperimenta diverse strade, cercando di capire quale sia quella giusta. La pubblicazione con una casa editrice cagliaritana diventa la scelta definitiva.

 

valeriapecora-lesognatrici

 

Il romanzo è costellato da numerose figure femminili forti, ognuna a modo suo.

Con caratteri diversi,  le unisce una sorta di potenza nel mantenere la loro posizione nel mondo, la loro natura le rende salde ai principi che hanno ricevuto o conquistato con la ragione, l’esperienza. C’è un esempio di donna, Anna, che si staglia nella storia. Anna si prende cura di Mimma come una seconda madre, la affianca, le offre un punto di vista diverso, non teme di fare scelte impopolari che la rendono indipendente.

Ci sono state delle figure femminili di riferimento così forti nella tua vita?

“Come spesso racconto, a causa della mia personale storia familiare, ho un rapporto un po’ problematico, non con mia mamma ma con la maternità che io ho dovuto vivere, perché mia mamma si è ammalata molto giovane di Parkinson, aveva circa 39 anni quando lo abbiamo scoperto ma verosimilmente ne soffriva già da tempo. Questo evento ha sempre un po’ condizionato i nostri rapporti familiari. Mio padre, che io definisco ‘il mio canguro’, si è fatto carico di tutto, prendendo me e le mie sorelle ‘nel marsupio’.

Un po’ sono cresciuta con dei ruoli sballati, sperimentavo che un uomo può mettersi il grembiule e cucinare, prendersi cura dei figli, con la stessa bravura di una donna e, allo stesso tempo, io ho dovuto reimpostare il rapporto con mia mamma. Un rapporto di accudimento, quasi rovesciato nei ruoli. Quindi mi rendo conto di avere un po’ un’ossessione per i personaggi femminili. E l’idea di creare in Mimma queste figure è nata sicuramente da un mio bisogno.”

 

“Mi dicevo ‘sarebbe bello se idealmente nella vita potessimo scegliere di avere più madri’.

Ovviamente il rapporto con la propria madre rimane unico, ma mi piaceva l’idea che poi tante donne potessero entrare nella tua vita, farne parte, assumendone un po’ le veci. Ricordando quella figura di madre.”

“Ero molto legata alla figura di mia nonna, sono legata alle mie zie, anche alle mamme delle mie migliori amiche. Loro hanno per me delle semplici attenzioni che io vivo come coccole, come una cura di madre. Mi rendo conto che il vuoto più grande che io mi porto dentro porta quel nome ed è la cosa che ricerco di più e che in qualche modo traccia il mio modo di scrivere, di immaginare le donne. Per questo ho pensato all’idea di questa bambina, Mimma, che ha una mamma, Margherita, che l’adora. Mi piaceva l’idea di affiancarle un’altra donna, Anna. Dove l’amare può coesistere, dove ci sono molti modi di essere madri.”

 

DONNE, MATERNITÀ, LIBERTÀ

Parliamo così di un tema ultimamente molto dibattuto. Sulla scelta di essere o meno madri. Donne realizzate, serene, che decidono di non avere figli, sono ancora motivo di dibattito nella società odierna?

Per me, il dibattito, è un modo per ragionare, per sentire gli altri punti di vista. Per cercare di non avere pregiudizi. Io ho una mia idea di maternità, sento quel desiderio, spero un giorno di realizzarlo. Nella mia famiglia ho diversi esempi di donne che non hanno voluto diventare madri e anche un esempio in cui una donna, pur potendo avere dei figli suoi, ha preferito l’adozione. E questo mi ha fatto pensare che davvero si può essere madri non per forza nella maniera che ti impongono.

 

Sicuramente la lettura di Mimma offre la possibilità di ascoltare diversi punti di vista. Ci sono personaggi che vivono in maniera piena la vita, regalandoci uno spaccato di umanità che è molto stimolante conoscere. Figure di uomini imbrigliati nella Storia, ma anche capaci di amare nonostante le difficoltà di un periodo, quello fascista, che metteva a dura prova caratteri e valori. La storia si snoda poi nei decenni successivi e ad emergere sono le donne che riescono in qualche modo a superare le difficoltà e le perdite, ognuna trovando dentro di sé un metodo valido solo per se stessa, a volte portandole anche ai limiti, isolandole o al contrario buttandosi dentro il mondo e affrontandolo con sfacciato coraggio.

 

A un certo punto della narrazione arriva un personaggio completamente diverso dalla protagonista: Désir.

Donna libera da condizionamenti, che vive la sua vita in maniera opposta a Mimma. Questi due personaggi così forti e così complementari si sorreggono a vicenda aiutandosi a sopravvivere al dolore che la guerra – e le conseguenti perdite – ha portato nelle loro vite. Reagire al dramma e alla devastazione non è mai facile e non esiste un modo che possa dirsi corretto o unico.

“Mi scioccava l’idea di cosa possa essere stato vivere  quel periodo. La nostra generazione non lo sa, non sappiamo cosa significhi avere la guerra a casa. Se l’avessimo conosciuta ci avrebbe segnato. Siamo un po’ delle pedine, siamo tutti il prodotto dei tempi che viviamo, della Storia con la S maiuscola.”

E nella storia di Mimma, all’interno della Storia che decide le sorti del mondo, vediamo apparire, attraverso la narrazione schietta e precisa di Valeria la presenza della natura e della ricerca di una scappatoia alla brutalità della vita di miniera, della dittatura.

Lo zafferano, chiazza di colore e profumo intenso in un libro che racconta – anche – la fatica di vivere, regala alla protagonista e a noi la speranza.

Attraverso la sua coltivazione può esistere la scelta che fa la differenza. Una scelta che contrappone la delicatezza di questo fiore alla durezza della vita. La bellezza fatta di cura e impegno contrapposta all’assoggettarsi a un destino che pare non lasciare vie di scampo. La dura vita di miniera, sottoterra, al buio, confinati e assoggettati dalla potenza di una realtà economica che inglobava ogni cosa alla vita all’aria aperta, alla fatica che però gioisce della natura, degli elementi.

Valeria è storica dell’Arte e la domanda che viene spontaneo porle è se per lei la Bellezza e la sua ricerca possono essere una via di salvezza per il mondo.

“Io ci credo molto. Anche nei piccoli esempi concreti, come la cura del proprio centro urbano. Educare ad avere più cura, a cambiare la mentalità per far capire per esempio che ‘questa strada è di tutti, questa strada è bella’ e allora la Bellezza ti porta a difenderla. Purtroppo le persone si uniformano a ciò che vedono, per questo creare una cultura del bello, secondo me, avrebbe effetti sorprendenti anche nella comunicazione stessa.

Partendo proprio dalle piccole cose, le più banali. Avere cura delle proprie case, dei propri paesi. Purtroppo ci si accorge sempre troppo tardi, quando la bellezza viene ferita.

Noi [gli abitanti di Arbus, il paese in cui vive Valeria, che è stato devastato da forti incendi] abbiamo sentito molto la tragedia degli incendi, è stata una ferita. Questo poi ti fa pensare. Il fatto che la natura è così bella lo capisci in quel momento. E nella difesa di quel valore, poi, c’è stata un’ondata di solidarietà, di aiuti. Anche fra persone che magari non si parlavano e hanno iniziato a comunicare, proprio perché a un certo punto quel valore è diventato in assoluto ciò che li legava.

Dovremmo fare questi esercizi di bellezza tutti i giorni, sorridere quando passa una persona, avere più attenzioni.”

 

BISOGNA NASCERE BRUCHI PER DIVENTARE FARFALLE

 

A questo proposito, parlando di Bellezza, c’è una frase che ricorre all’interno del libro. Una frase che colpisce per la sua semplicità e potenza insieme: “Bisogna nascere bruchi per diventare farfalle”

“Questa frase l’ho ‘rubata’ a una lettera che scrissi alla mia più cara amica.  Qualche anno fa abbiamo vissuto un periodo difficile. Cercando di consolarla le ho scritto questa lettera.

Valeria ripercorre la sua amicizia e sorridendo ci regala un ricordo.

Parlavamo molto della nostra adolescenza e di come avessimo affrontato quel periodo particolare e complicato della vita. Ora lo raccontiamo con molta ironia, ma pensiamo che probabilmente anche quei passaggi che all’epoca potevano sembrarci così devastanti -perché da adolescenti non si hanno le capacità di discernere o di avere ironia- poi ci siano serviti per diventare quello che siamo, acquisendo consapevolezza del nostro essere donna. Io le dicevo questa frase: sei stata bruco ora sei farfalla, una splendida farfalla. Tutti dobbiamo passare questi stadi di evoluzione. Questa frase è sempre rimasta legata a lei, mi piaceva anche come metafora. Per un momento ho persino pensato di usarlo come titolo del libro stesso.”

 

Tutte le donne, forse, si sentono “bruco”, nella società odierna ma forse anche nel passato. C’è tantissima pressione sulle donne. Talmente tanta che anche le donne che vengono riconosciute come belle in maniera universale, pensiamo alle modelle, alle attrici, non si sentono mai pienamente soddisfatte, mai davvero belle.

 

“Infatti anche alle donne molto belle non viene concesso, per esempio, un momento di cedimento, non si può ingrassare, avere un capello bianco, si viene attaccate continuamente.”

 

La bellezza nelle donne, a volte,diventa quasi un’arma usata contro di loro. Quando ci si sente farfalle non è perché ci si sente belle esteticamente, ma perché magari si è raggiunto un equilibrio e una consapevolezza di sé. Questa frase risulta significativa perché dona all’evoluzione di ogni donna la leggerezza, descrive la maturità come un volo. Ci piace molto.

valeria pecora - intervista per Le Sognatrici

 

Chiediamo a Valeria se abbia vissuto lei stessa dei momenti di passaggio, di evoluzione a farfalla, anche nel suo essere scrittrice.

“Purtroppo devo ammettere che ho vissuto non bene la mia passione per lo scrivere con i miei compagni, a parte uno di loro. Quando manifestavo questa mia volontà, per tanti anni, sono stata frenata. È vero che  non avevo ancora maturato la mia volontà completa di fare passi in avanti. Però è anche vero che gli uomini che avevo a fianco non mi hanno mai sostenuta. Mi guardavano un po’ come se fosse stato un vaneggio, una pazzia. Donne che scrivono ce ne sono, ma non si pensa che possa essere la tua fidanzata. Ancora c’è un po’ di pregiudizio intorno alle donne che scrivono, perché socialmente si fa ancora fatica.”

 

“Un po’ questo mi ha influenzata. Poi ho avuto una storia per me molto importante. Un uomo che mi ha lasciato tantissimo e di cui parlo nel mio terzo libro. Quest’uomo ha tirato fuori la mia passione per la scrittura. Vivendo una storia a distanza gli scrivevo delle lettere. Lui mi diceva che le mie lettere erano talmente belle che le avrebbe volute far leggere a tutti. Ha insistito molto, mi chiedeva di provarci, di scrivere e io ridevo di quest’idea. Un po’ glielo devo perché è come se avesse riacceso una miccia. Da lì ho iniziato a scrivere quello che poi è stato il mio primo romanzo [Le cose migliori – ed. Lettere Animate], il romanzo l’ho finito quando poi ci eravamo già lasciati, ma da lì è rimasta quella fiammella che mi ha fatto pensare ‘Adesso farò tutto da sola, adesso sarà tutto merito mio’.

 

Il pomeriggio volge al termine e noi concludiamo la nostra chiacchierata con due ultime domande.

Cosa vorresti arrivasse ai tuoi lettori e lettrici, che messaggio o pensiero ti piacerebbe rimanesse dalla lettura di Mimma?

 “Mi piace l’idea che sia un romanzo di rinascita, il senso profondo di Mimma che spero venga accolto è quello delle seconde possibilità. In tutti i personaggi. Anche Mimma ha una seconda opportunità.

C’è anche un personaggio secondario che per me è importante, Nino. Arriva dalla Sicilia, che è l’altra mia isola in cui ho le radici familiari, di cui porto il cognome. Mi piace l’idea di questa figura che è secondaria ma fondamentale per la storia. Un uomo paziente, che sa vivere, che si prende anche lui la sua seconda possibilità. Un uomo quasi dimesso, che fa il minatore, che arriva così come “su stràngiu” (lo straniero), che però riesce a far breccia. La sua figura è importante tanto quanto quella di Edoardo, il partigiano, ‘l’eroe’.

 

Nel libro si parla di Amore, di storie d’amore importanti, che segnano le vite, che lasciano tracce, dolori ma anche che aiutano a rinascere. Ci sono personaggi che restano legati per una vita intera al grande amore, altri che sperimentano che si può riprovare ad amare, altri ancora che non potranno mai dimenticare.

“Si parla sempre del grande amore della vita. Io ci credo e non ci credo. Mi piace pensare che in fondo ogni persona che incontriamo, con cui viviamo, sia anche quello il grande amore della nostra vita, né più né meno. Se ci fossilizziamo all’idea che debba essere soltanto uno, ci neghiamo altre possibilità di tornare a vivere nel modo più pieno. L’essere umano muore senza amore.

Io ho avuto pochi, ma diversi grandi amori. Uomini che in quel momento ho amato moltissimo e che mi hanno lasciato tanto. Quello per me era il grande amore della mia vita. Forse sono io che amo in questo modo, per me è difficile non sentire tutto o vivere amori tiepidi. Forse se inseguissimo meno un’idea di perfezione… Non significa accontentarsi, ma esattamente l’opposto. Vivere liberi. L’idea viva, carnale dei sentimenti. Le persone non sono perfette, gli amori non sono perfetti.

 

Hai un pensiero per le donne che leggeranno quest’articolo?

 

Un consiglio, un suggerimento che daresti a un’amica per poter credere in sé stessa, per capire che ce la si può fare, che è possibile avere fiducia nelle proprie capacità, che il mondo può accogliere i nostri sogni, le nostre aspirazioni.

“Dirò forse una cosa banale, però io credo davvero molto nel valore dell’istruzione. Che non per forza significa seguire il percorso standard dell’università. Però credo che sia giusto formarsi per ciò che decidi di fare. Perché formarci salva e spinge a inseguire i propri sogni e allo stesso tempo ti protegge.

Mi rendo quindi conto che per una donna sia davvero importante comprendere che se si hanno dei limiti sia giusto cercare di superarli, non di restare ingabbiate. Ingabbiate anche da quel sistema di pressioni sociali di cui parlavamo prima, quindi capire cosa si desideri fare, anche se si era preso un altro percorso e poi da lì formarsi.

Ho tanti esempi di amiche, di donne, che hanno avuto modo di mettersi in gioco. Avere il coraggio di non temere il cambiamento. Credo che questo freni molte donne. Il cambiamento implica sempre il vuoto. Non è mai tutto automatico, implica anche attriti. Se si osa squarciare quel velo di paura, si può scoprire che ci sono tante opportunità.” 

 

Il pomeriggio si tramuta in sera, un piccolo temporale si avvicina.

 

Le tazze di tè sono vuote e questa bella chiacchierata si può dire conclusa. Valeria è un’anima forte e ironica, è stato un piacere parlare con lei, poter conoscere Mimma dal punto di vista della sua autrice. Il suo talento, siamo sicure, è nella strada giusta e piano piano, grazie alla sua determinazione e alla cura che pone, riuscirà ad arrivare a un pubblico sempre più vasto, come merita.

I sogni si possono dire realizzati quando diventano parte della nostra vita, quando ci appagano e ci rendono consapevoli.

In Valeria abbiamo visto una donna che sa quanto valore dare al suo e noi siamo tutte qui a sostenerla nel presente e nei prossimi passi che farà.

 

 

Se ti è piaciuto questo articolo…

Ci piace parlare delle donne dai grandi Sogni. Se ti è piaciuto questo articolo ti consigliamo di leggere anche la nostra intervista a Sara Cabitza, una donna che ha raggiunto il suo sogno di diventare ingegnera di Formula Uno.

A presto, con altre storie di Ragazze dai grandi Sogni.